nel solco di cerere

San Giovanni in Marignano


Inizio questo 2025 con il desiderio di portare a compimento una ricerca fotografica che mi sta molto a cuore, dedicata al paese che da vent’anni sento casa mia: San Giovanni in Marignano.

Questo progetto, è anche il percorso che ho scelto di sviluppare all’interno del Master in Reportage Contemporaneo con Arianna Arcara presso Spazio Labò, a Bologna.

Se vivi o hai vissuto qui, se San Giovanni in Marignano è un posto a cui ti senti legato e che in qualche modo ti è rimasto dentro, mi piacerebbe conoscerti. Sto cercando persone di ogni età e storia, per ascoltare i loro racconti e ritrarle.

Se ti va di farne parte, è tutto gratuito e ti regalerò il tuo ritratto. Scrivimi oppure

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San Giovanni in Marignano è una terra di confine: prossima a Cattolica, ultima città della Romagna, ne sfiora l’affollata vitalità estiva senza condividerne l’identità, ritirandosi nel silenzio dei campi e nella custodia dei miti. Qui, il tempo non si misura in stagioni turistiche, ma nel ritmo sacro della natura, nelle sue festività pagane, nei cicli eterni che uniscono la semina al raccolto, la luce al buio, la nascita alla morte e alla rinascita.

Gli anni scorrono al ritmo della terra, le festività cristiane si intrecciano con riti antichi e miti pagani. Cerere, dea delle messi, lascia solchi fecondi nei campi; Epona, divinità celtica dei cavalli, è presenza silenziosa e sacra; Artemisia, la strega buona della Valconca, aleggia come memoria di una saggezza dimenticata, un ponte tra natura e magia. Tra solstizi, riti e celebrazioni legate ai cicli della natura, San Giovanni conserva la sua identità più profonda: è un luogo dove il mito sopravvive nella quotidianità, dove la terra è più di un bene da coltivare – è storia, culto, promessa di Eternità. Il solco è traccia, memoria e promessa. Un segno lasciato sulla terra che racconta di mani sapienti, di cavalli instancabili e di un legame ancestrale con la natura.

A pochi passi dal mare San Giovanni custodisce un confine invisibile. Qui la memoria si lega ai sentieri, ai campi e ai gesti di chi ancora tramanda il passato. “Il Solco di Cerere” è un cammino visivo tra mito, natura e identità. È la ricerca di un equilibrio antico che resiste, tracciato nei solchi della terra e nelle storie di un luogo dove il tempo si intreccia con la memoria.

Mi sono trasferito a San Giovanni in Marignano nel 2003, da Cattolica. Stavo uscendo da un momento difficile. Presi in affitto un appartamento a 20 metri dalla torre dell’orologio. Ricordo che l’orologio suonava anche di notte, ogni 15 minuti. Tutta la notte. Tutte le notti. Eppure non mi dava fastidio. La trovai da subito una cosa un po’ stramba, ma che aveva senso. Ecco, San Giovanni mi ha accolto così, scandendo il tempo della mia insonnia, ma anche tenendomi compagnia.

Dalla fine della scorsa estate è maturata in me l’esigenza di comprendere meglio questo posto di confine romagnolo, schiacciato tra la riviera e le marche, che da vent’anni sento casa mia.

Gabriele Nastro